“Ti debbo parlare.” “Prego, dimmi tutto.” “Veramente preferirei parlarti davanti a un caffè. Oggi tocca a me offrire.” “No, ti sbagli, tocca a me: ieri hai pagato tu.” “D’accordo, ma andiamo, che devo dirti una cosa importante…”
Solito bar, solito tavolino, soliti due caffè. Tutto uguale al giorno prima, tranne me! O forse dovrei parlare al plurale? Io e il bambino in arrivo… Fisso la tazzina e l’odore penetrante mi colpisce in viso. Ho già le nausee? Alzo la testa, lo fisso e glielo dico. Una mitragliata diretta. Tra di noi, sin dall’inizio, pochi sentimentalismi. Ognuno con i propri spazi e le proprie libertà. Niente complicazioni. Fino ad oggi… Lui mi guarda senza espressione. Beve il suo caffè d’un fiato. “E lo vuoi tenere?” “Sì.” Prende il mio caffè e beve anche quello. “E allora lo teniamo.” E mi sorride
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